Ambienti di apprendimento

Per ambiente di apprendimento si intende l’organizzazione complessiva degli spazi – non solo fisici, ma anche virtuali e relazionali – nei quali l’apprendimento ha luogo, organizzazione che dovrebbe essere funzionale, piacevole ed ospitale.

Per essere funzionale, l’organizzazione degli spazi deve rispondere alle premesse metodologiche e culturali e agli obiettivi dell’apprendimento, sfruttando al meglio le caratteristiche specifiche degli strumenti usati.

Per essere piacevole, deve tener conto delle reazioni e delle preferenze di chi apprende, favorendone il coinvolgimento e la motivazione.

Per essere ospitale deve infine tener conto delle abitudini e competenze preesistenti, preferendo le soluzioni semplici a quelle inutilmente complicate e tenendo conto anche della componente emotiva, e non solo di quella razionale, dei processi di apprendimento, anche attraverso la capacità di favorire e “coltivare” la nascita di relazioni positive tra i vari soggetti coinvolti.

Il concetto di ambiente di apprendimento è quindi in relazione necessaria e immediata con chi “abita” quell’ambiente e dunque fa sì che i protagonisti del processo di apprendimento si trasformino in una vera e propria comunità organizzata in funzione delle sue necessità, aspettative e caratteristiche peculiari.

Organizzare contesti di insegnamento e di apprendimento improntati alla logica degli ambienti di apprendimento significa ritenere che la conoscenza si “costruisce” per mezzo di esperienze significative e di relazioni e non si “trasmette”.

La natura del processo di costruzione di conoscenza richiede che la persona che vi si impegna abbia la possibilità di agire in un contesto complesso, ricco di opportunità, di stimoli, di risorse: «un luogo dove le persone possono lavorare assieme e supportarsi l’un l’altro mentre usano una varietà di strumenti e di risorse informative nel loro compito di conseguire gli obiettivi di apprendimento e di risolvere problemi.» (Wilson, 1996).

In un ambiente di apprendimento autentico il formatore è chiamato a svolgere il ruolo di allenatore (coach) e di facilitatore (Perkins, 1991); in esso infatti l’apprendimento è sostenuto, ma non controllato e diretto, in esso «l’apprendimento è stimolato e supportato» (Wilson, 1996).

Per soddisfare le caratteristiche di un ambiente di apprendimento autentico, all’interno del nostro Istituto sono promosse metodologie quali: il cooperative learning, la flipped classroom, le piattaforme didattiche digitali e il problem solving cooperativo.

Notevole rilevanza ha, a questo proposito, il progetto “Orto didattico”

ORTO A SCUOLA

Fare un orto oggi è diventata quasi una moda ma un orto scolastico quale significato può assumere?

Coltivare è per l’uomo uno dei gesti più antico, forse il primo che si può collegare al concetto stesso di civiltà. Coltivare è anche un gesto simbolico, si coltivano gli interessi, si coltivano i saperi, si coltivano le amicizie.

 

Il progetto di plesso di primaria di Samone, nato dalla collaborazione con “Verde didattico in Canavese” e realizzato grazie ad un incontro fortuito ad un corso di aggiornamento con Anne Adler e Giampiero Gauna, vuole rispondere a quella che secondo noi, oggi più che mai, è un’esigenza prioritaria per i bambini: quella di “sporcarsi le mani”. Ecco così spiegato il titolo del progetto: Con le mani nella terra”.

L’orto scolastico vede il suo concretizzarsi nell’anno scolastico 2013/14 ma nel corso degli anni è andato arricchendosi ogni anno. L’amministrazione comunale finanzia l’acquisto delle assi di rovere per la realizzazione dei cassoni che furono montati dalle famiglie in una bellissima domenica di marzo, sfruttando le competenze acquisite nell’ambito del progetto realizzato da “Verde didattico” e che aveva coinvolto gli alunni con un “concorso” dal titolo “realizza il tuo orto scolastico” .

I cassoni furono montati nello spazio verde della nostra scuola con una disposizione e un orientamento preciso e collocati in modo che fossero visibili dalle finestre delle aule stesse. Sono stati pensati 5 cassoni (uno per ogni classe) più uno comune collocato verso l’ingresso principale con l’intento di farlo diventare un’aiuola “dei profumi e dei colori”. I principi a cui ispirarsi furono quelli della permacoltura. Questo progetto, che di anno in anno si è arricchito di esperienze e di spazi, che vanno dalla realizzazione di un lombricaio alla costruzione di un’aula all’aperto, è strutturato in modo da crescere nel tempo da un punto di vista sia qualitativo, sia quantitativo.

“Fare un orto è un atto rivoluzionario” dice Pierre Rabhi contadino filosofo e scrittore francese, pioniere dell’agroecologia. Fare un orto a scuola allora si può considerare rivoluzionario in quanto vuol dire lasciarsi educare dalla terra e dalla natura, che insegna a crescere senza fretta ( i tempi lenti della natura, il succedersi delle stagioni), a “prendersi cura di…”, a seguire passaggi e procedure precise e soprattutto è occasione di “fare insieme” ( coi compagni con i genitori i nonni…), per stare insieme e festeggiare la fine dell’anno con la tradizionale “Festa dell’orto”. Si sperimenta la precarietà, il fallimento, la perdita ( i semi che non germogliano, le piante e i frutti che vengono danneggiati dal maltempo…) .

Coltivare il cibo è occasione unica per apprendere che non c’è cibo se non c’è il lavoro di chi coltiva e che lo fa in maniera competente, quindi per riflettere sull’importanza dell’apprendere (quello che si studia a scuola che significato ha?) e del “saper fare”.

 

L’orto a scuola, inoltre, offre continue riflessioni ed esperienze sulla Natura che diventano ecologiche e rispettose dell'ambiente, che educano al riciclo e al non spreco delle risorse. Innaffiare con un innaffiatoio che deve essere riempito da un rubinetto non troppo vicino ai cassoni è occasione unica per sperimentare la preziosità dell’acqua e della fatica che certi popoli ancora oggi fanno per approvvigionarsene; consumare i prodotti dell'orto a scuola diventa un atto che assume un significato diverso: chi potrebbe rifiutare l’insalata che con, tanta attesa, ha visto crescere e di cui si è preso cura giorno dopo giorno?

In prossimità dell’orto è stato realizzato un lombricaio, grazie al quale i bambini possono studiare la funzione dei lombrichi che, nutrendosi dei residui dell’orto stesso e degli scarti della frutta consumata nell’intervallo del mattino, producono humus e fertilizzano il terreno e comprendere la circolarità della produzione agricola.

Le attività dell’orto sono collegate all’acquisizione di conoscenze e abilità delle varie discipline, nonché allo sviluppo di competenze trasversali. Il collegamento con scienze e tecnologia è intuitivo e ricalca le infinite esperienze di coltivazione che a scuola da sempre si fanno, quello con la matematica, invece, deve essere messo in evidenza (la geometria applicata nel misurare il volume dei cassoni per calcolare quanto terriccio sarebbe stato necessario per riempirli, nel suddividere lo spazio in settori, la statistica applicata nella registrazione delle crescite…). I collegamenti con musica poi sono stati i più affascinanti: grazie a un corso specifico frequentato dai docenti sono stati via alla realizzazione di strumenti sonori con zucche, che sono divenute maracas, casse per strumenti a corda, a fiato…, i gambi delle piante di zucchine, opportunamente preparati, sono stati trasformati in fischietti speciali. L’orto è stato uno strumento per studiare geografia e geografia, che consideriamo un’unica disciplina (geo-storia) in quanto stimolato la ricerca di informazioni sulle coltivazioni tipiche del territorio e sulle tradizioni, sulla provenienza, ormai mondiale, dei prodotti che si trovano sulle nostre tavole. L’insieme di Orto e Inglese costituiscono un’occasione unica per realizzare CLIL e ampliare il vocabolario della lingua straniera.

In sintesi l’orto si può utilizzare come un vero e proprio laboratorio all’aria aperta, in cui le discipline apportano il loro contributo, pur conservando la loro identità, in un intreccio virtuoso di esperienza e conoscenza.

L’orto è stato naturalmente espanso con l’allestimento dell’aula all’aperto: uno spazio del giardino dedicato che è diventato una vera e propria aula senza muri. A tale aula si accede percorrendo un piccolo tunnel di salici e che si compone di un angolo con dei ceppi che fungono da sgabelli, di una costruzione in pallet dove i bimbi possono stendersi per leggere, colorare, scrivere e di una capanna circolare. L’aula è stata arricchita con la piantumazione di cespugli di bacche commestibili e di piante che attirano gli insetti impollinatori, divenendo un luogo dove recarsi per svolgere le normali attività scolastiche e per compiere osservazioni

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Anche nel plesso Primaria di Pavone esiste un orto didattico, che è anch’esso nato con lo stesso obiettivo di sfruttare l’orto come ambiente di apprendimento per veicolare contenuti curriculari e per perseguire l’acquisizione di competenze trasversali.

I bambini attraverso l’esperienza di coltivazione di ortaggi ed essenze hanno la possibilità di sperimentare i tempi scanditi dalla natura, a fronte di una società che corre sempre più veloce, l’imprevedibilità e la mutevolezza del clima e i suoi effetti positivi e negativi sui processi produttivi. Essi mettono anche alla prova la loro capacità di gestire gli insuccessi e le frustrazioni, ma possono altresì gioire per gli esiti di una semina andata a buon fine e gustare i frutti del proprio lavoro.

In futuro l’Istituto intende sviluppare ulteriori progetti, in particolare è stato già abbozzato quello del plesso Infanzia di Banchette, che svilupperà, sulla base delle Indicazioni nazionali per il primo ciclo, il tema dei cinque sensi, per mezzo della coltivazione di essenze profumate e commestibili.

 

Di seguito sono brevemente elencate finalità e obiettivi di carattere generale del Progetto orto didattica, che di anno in anno possono essere declinati e divenire più specifici a seconda dei diversi contesti:

  • ampliare l’offerta formativa
  • apprendere attraverso l’interazione con l’ambiente e il territorio
  • fare “comunità” non solo all’interno dell’ambiente scolastico, ma aprendo la scuola a “tutto il villaggio” (famiglie, amministratori, associazioni, esperti…)
  • Migliorare le competenze sociali
  • Imparare facendo, perché l’esperienza diretta rafforza l’apprendimento
  • Sviluppare la motricità fine e complessa
  • Prendersi cura di spazi comuni
  • Raggiungere una maggiore consapevolezza e conoscenza di se stessi (stare bene a scuola e vivere l’esperienza dell’apprendimento con gioia)
  • Attivare fantasia e creatività
  • Aumentare il senso civico ed ecologico
  • Conoscere ed operare nell’ambiente naturale circostante
  • Raggiungere una maggiore capacità di effettuare collegamenti interdisciplinari
  • Avvicinarsi in modo concreto alla natura e imparare a rispettarla
  • Osservare i cambiamenti che avvengono in natura con il trascorrere del tempo e l’avvicendarsi delle stagioni e riflettere su di essi
 

L’AMBIENTE DI APPRENDIMENTO NELLA SCUOLA DELL’INFANZIA

Un discorso sull’ambiente di apprendimento nella scuola dell’infanzia non può prescindere da un riferimento a quanto scritto nelle Indicazioni Nazionali del 2012. Tale documento evidenzia come l’organizzazione degli spazi e dei tempi debba essere oggetto di una specifica progettazione, che da un lato sia una risposta ai molteplici bisogni dei bambini (di sicurezza, cura, gioco, movimento, espressione, esplorazione, autonomia, relazione, intimità) e dall’altro un’espressione delle scelte pedagogiche di ogni singola scuola.

Consideriamo, quindi, come spazio di apprendimento, non solo lo spazio fisico che accoglie i bambini, e nel quale si svolgono le diverse attività, ma in senso più lato, il contesto nel quale i bambini si trovano a vivere il quotidiano, i momenti di routine e quelli di attività laboratoriali, di esplorazione, di scoperta, di condivisione, di gioco, di relazione. Ciò implica un’attenzione particolare non solo al dove tali attività vengono svolte, ma anche al come, ovvero all’insieme delle modalità educative e delle proposte didattiche e relazionali messe in atto ogni giorno, per accompagnare e stimolare i bambini nel loro percorso di crescita e di apprendimento.

L’ambiente di apprendimento, per essere funzionale ed adeguato alle esigenze dei bambini, deve possedere alcune caratteristiche essenziali. In ogni scuola gli spazi devono essere il più possibile adattati all’”ambiente ideale”, anche se spesso si devono cercare dei compromessi e/o delle soluzioni “originali”, attraverso un processo dinamico che li adatti alle esigenze via via emergenti.

Fondamentale è il ricercare un ambiente fisico flessibile e ricco di stimoli, che possa offrire al bambino occasioni molteplici per acquisire nuove conoscenze, esercitare abilità, esprimere la propria creatività, fare ipotesi, compiere scoperte, sperimentare, trarre conclusioni, ovvero migliorare le proprie competenze.

 Nessuno spazio è considerato marginale: dai corridoi alle aule ai bagni, ogni scelta deve essere sorretta da un pensiero pedagogico.

Gli spazi devono essere corredati da supporti visivi e iconografici che possono aiutare il bambino a muoversi in autonomia, rintracciare materiali e ricollocarli dopo averli utilizzati, rendendolo protagonista del proprio agire all’interno dello spazio e coinvolgendolo nel mantenere un ordine esteriore che contribuisce a rendere rilassante l’ambiente circostante. Libertà di movimento e autonomia infatti non significano caos, e il bambino deve imparare che ci sono regole anche per la gestione e l’utilizzo degli spazi e di ciò che offrono.

Ogni ambiente, ogni sezione deve offrire una varietà di opportunità, di esperienze fra le quali il bambino può muoversi, attraverso una pluralità di spazi dedicati e di materiali disponibili. Saranno perciò progettati spazi per il gioco simbolico, la creatività, la narrazione, la polisensorialità, spazi intimi come tane e angoli morbidi, spazi esterni per esperienze di esplorazione e scoperta.

Stimolare i bambini non significa però immergerli in ambienti dai colori o dai suoni troppo intensi, che possono tradursi in distrazioni visive e acustiche, e quindi disturbare il bambino e impoverire la qualità delle sue esperienze.

La varietà non deve implicare spazi troppo ampi e dispersivi. I bambini non hanno bisogno di grandi spazi, ma di “ambienti su misura” che offrano loro la possibilità di muoversi in autonomia, percepire gli stimoli, interagire con i materiali, rileggere e riorganizzare le esperienze. Spazi che consentano esperienze in piccolo e grande gruppo, in cui l’adulto si muove sia come osservatore che come mediatore di tali esperienze, condividendo i percorsi di esplorazione dei bambini, stimolandone e condividendone la curiosità e il senso di meraviglia.

I materiali devono essere in quantità sufficiente per consentire interazioni, assemblaggi, progettualità da parte dei bambini, ma non devono rendere l’ambiente caotico e disorganizzato. Va prestata attenzione alla qualità piuttosto che alla quantità. Essi devono inoltre essere organizzati e selezionati precedentemente con chiarezza espositiva e coerenza. Nulla deve essere lasciato al caso.

Sono da privilegiare materiali de-strutturati e di riciclo: aprono la strada ad una molteplicità e varietà di percorsi, d’interazioni, di esplorazioni, di connessioni lasciando il bambino libero di scoprire, sperimentare, ricercare. Sono molto più ricchi di potenzialità rispetto ai materiali che prevedono un’unica modalità esplorativa.

Un’attenzione particolare va sempre data alla sicurezza degli spazi che i bambini possono sperimentare in autonomia. In tali spazi i materiali devono essere adatti ai bambini e facilmente accessibili. Tutto ciò che il bambino, invece, può o deve esplorare con l’adulto deve essere in qualche modo “mediato” dallo spazio (su un ripiano più alto, dentro una scatola trasparente chiusa) ma riconoscibile dal bambino in modo che egli possa esprimere il desiderio di cimentarsi con quel materiale.

Perché gli ambienti siano davvero significativi per i bambini, devono essere affettivamente carichi: devono conservare le tracce degli “attraversamenti” dei bambini, accogliere le loro storie, rispondere ai loro bisogni, a quelli delle loro famiglie e delle loro insegnanti. Lo spazio prende forma attraverso una molteplicità di linguaggi che s’intrecciano per renderlo vivibile per tutti: fotografie, immagini, frasi semplici, citazioni più complesse. Il tutto per renderlo “leggibile” sia dai bambini che dagli adulti.

Ambiente di apprendimento quindi come SPAZIO FISICO esteticamente gradevole e ricco di stimoli; come SPAZIO ORGANIZZATO in modo funzionale per rispondere ai bisogni dei bambini; come SPAZIO d’AZIONE, creato per sostenere e stimolare la costruzione di competenze, abilità, conoscenze e motivazioni; come SPAZIO EMOTIVO-AFFETTIVO in cui apprendere anche relazionandosi con gli altri e imparando a cooperare

 

 

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